Héctor Abad

See all fellows >

Colombia | 2011, 2013

Héctor Abad was born in Medellín in 1958. Expelled from the Universidad Pontificia Bolivariana for an article written about the pope, he moved to Italy, to Turin, where he studied humanities. He returned to Colombia in 1987 and was soon forced to flee the country after the assassination of his father. Having returned to Italy, he worked as a Hispanist at the University of Verona until 1993, the year in which he moved back to Colombia for good. He has translated such Italian authors as Lampedusa, Bufalino and Eco. He has oublished the novels The Joy of Being Awake (1994), Fragments of Furtive Love (1998), Garbage (2000), Angosta (2004), a volume of stories, Malos pensamientos (1991) and the Cookbook for Sad Women (1996). He has recently published Oblivion: A Memoir. In 2010, he was shortlisted for the Premio von Rezzori.


Report 2011

Sei settimane e due giorni

Una volta Bruce Chatwin, parlando proprio di Santa Maddalena, disse che “i posti dove si lavora meglio sono i posti che amiamo di più.” Ecco, io amerò sempre la mia torre (scusatemi il possessivo, ma la torre è stata mia per sei settimane) perchè era da anni che io non riuscivo a lavorare così bene come in questa primavera a Donnini che, per me, finisce domani. Non so veramente cosa sia successo, ma dal primo giorno ho sentito un soffio di fantasmi che mi dettavano all’orecchio le parole che dovevo scrivere. Alla fine della prima settimana avevo già finito l’inchiostro di due biro e ho dovuto anche acquistare altri quaderni ad Arezzo, la prima domenica che sono uscito di casa.

Arrivando qua ho cambiato parecchie delle mie abitudini. Come prima cosa ho smesso di consultare internet tutto il giorno e ho limitato l’accesso alla rete ad una volta al giorno, prima o dopo cena. Per fortuna nella torre non abbiamo wi-fi, e così sono stato anche liberato dalla tentazione. Ho deciso anche di non radermi più (e non lo farò finchè non avrò finito il romanzo che ho cominciato qui). Non ho più scritto direttamente sul computer, ma mi sono imposto il filtro di una prima stesura a mano; adoperavo soltanto la pagina destra dei quaderni e così, con un inchiostro di un altro colore, potevo correggere sulla pagina sinistra quello che avevo scritto di primo acchito. Mi sono imposto anche di non correggere troppo, ma di andare avanti, e di rileggere e correggere il lavoro fatto in settimana, soltanto il sabato e la domenica. Dopo le prime tre settimane, ho cominciato pian piano a battere anche il libro sul computer. Domani mi porterò via cinque quaderni pieni della mia scrittura, e 182 pagine già passate sul computer. Sui quaderni ce n’è ancora un po’ di materiale non rivisto.

Questo non vuol dire che io abbia scritto bene; la qualità dei risultati si vedrà soltanto in seguito, quando e se il libro verrà pubblicato, ma che io abbia scritto tanto, credo che non ci sia alcun dubbio.

Non ho soltanto scritto, qui a Santa Maddalena. Ho fatto molte altre cose. Ho conosciuto B. un famoso personaggio dei libri di Gregor von Rezzori, e ho capito come mai lui fosse così affascinato da lei. Ho visto ad Arezzo, seguendo i consigli di B., gli affreschi di Piero della Francesca, sulla leggenda della Vera Croce, belli quanto quelli del Giotto. Ho cucinato un poco, perchè non mi piace essere sempre servito e mi piace invece che gli altri mangino anche quello che io so fare in cucina. Ho conosciuto anche altri scrittori già in esercizio, bravi e simpatici: Brian Chikwava (sempre allegro, pieno di risate che facevano tremare le pareti della sala da pranzo) e la scrittrice canadese Gil Adamson (che doveva decidere se un personaggio era un ragazzo o una ragazza, e poi ha scelto la ragazza). Ho conosciuto anche un probabile futuro scrittore, Ted Hodgkinson, una persona deliziosa, colta e molto educata, che come minimo sarà un bravissimo editore. Ho rivisto Brigida, l’amabile bisnipote del vero Salgari. E poi ho parlato anche parecchio con Nilmini, Nilante, Sanduni e Nadia. Quest’ultima perfino mi ha letto in russo i versi di Anna Ajmatova che io stavo leggendo in spagnolo.

Ho letto dei libri bellissimi mentre ero nella mia torre: Llop, Kawakami, Shakespeare (The Tempest), Scott Fitzgerald, Von Rezzori, Tóibìn, Giono, Syjuco, Panero, Montero, Ajmatova. Ho anche letto le prime novanta pagine, molto belle, di un libro inedito, che non ha ancora titolo. Si tratta delle memorie di una baronessa che ha vissuto intensamente, in Italia e altrove, da prima della Seconda Guerra Mondiale sino a oggi, e ho cercato di convincerla a finire quei ricordi, per me particolarmente affascinanti. Purtroppo ho letto anche tutti i giorni il giornale e ho imparato a odiare Berlusconi ancora di più. Ho cominciato poi anche altri libri, bruttini, che per fortuna ho giá dimenticato. Ho visto i film di Camilleri, col bravo commissario Montalbano, durante tre lunedì di seguito, e mi sono molto divertito con lui. Avevo accanto, mentre li guardavo, una signora che rideva ancora più di me, e una cagnetta che faceva commenti con una lingua insaziabile. Sono stato a Prato, con Max Rabino, ad un bellissimo concerto di Bach, la Passione secondo San Giovanni. Ho rivisto altri scrittori, cari amici, Tishani Doshi, Santiago Gamboa e il traduttore di Grisha, Andrea Landolfi (sua moglie mi ha regalato un bel racconto di morte degna). Ho incontrato tanti caprioli, due serpenti, maiali, capre, mucche, cavalli, fagiani. Non ho fatto amicizia che con uno dei cani, mio fratello Paride, e mi dispiace di non aver passeggiato piú a lungo con lui. Ho alimentato con pere, quasi tutte le sere, una cagnetta vegetariana del paese delle meraviglie. Sono stato assalito da un cinghiale, ma mi sono difeso come un eroe con un ombrello. Ho camminato almeno un’ora e mezza tutti i giorni, e una volta sono salito a piedi sino a Vallombrosa, dove ho fatto pranzo da solo, stanco, felice e contento. Sono andato un paio di volte a Roma e a Firenze; a Roma ho comprato dei fermalibri che appartenevano a Salgari, o almeno alla sua famiglia, e mi sono anche preso un paio di libri antichi. Sono stato a Siena e a San Gimignano (che belle le torri!) con mia sorella Clara, venuta dalla Colombia, e bella anche lei. Mio figlio Simòn mi è venuto a trovare un fine settimana e sono stato felice con lui.

Finalmente, consigliato dagli occhi colore dell’ ambra di B., sensibilissimi alle immagini, mi sono comprato i quadri settecenteschi di due miei antenati che non sapevo di avere. Questi ritratti, simpatici, divertenti, mi hanno dato l’idea per il titolo del libro che ho quasi finito qui: Antepasados futuros, Antenati futuri… Non so, ho fatto tante cose in questo posto meraviglioso, che mi sembra di essere qui non da sei settimane ma da sei mesi. Adesso me ne devo andare, per due motivi, uno triste e uno felice. Quello triste è che l’invito a stare nella torre è finito, e devo far posto ad altri colleghi scrittori che arrivano da domani. L’altro motivo, felice, è che da sei settimane non faccio l’amore (a Santa Maddalena sono vissuto come un monaco, quasi come un santo), e adesso mi è venuta un po’ di voglia di tornare nelle braccia di Alexandra.