Mercedes Cebrìan

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Spain | 2013

Mercedes Cebrián (Madrid, 1971) is an author and translator. Her last book is La nueva taxidermia (Mondadori, 2011). She writes fiction, journalistic essays and poetry. She has translated into Spanish the work of Alan Sillitoe, Georges Perec and Miranda July. Her writing has been published in newspapers such as “El País,” “La Vanguardia” and “Público”; and in journals or magazines such as “Gatopardo”, “Revista de Occidente” and “Marie Claire.” Her literary universe explores, among other aspects of reality, the emotional ties that human develop with objects. He has been a writing fellow at the Residencia de Estudiantes in Madrid and the Spanish Academy in Rome, and a writer in residence in Ledig House (New York), Fundación Valparaiso (Spain) and the Civitella Ranieri Foundation (Italy).


Report 2013

La ragione per la quale, nel ricordarmi il mio soggiorno a Santa maddalena, mi prende una nostalgia brutale non è per le piccole chiese dei dintorni, con i loro soliti affreschi rinascimentali, né per le cascate nascoste incontrate casualmente durante una passeggiata. E nemmeno per le visite a Firenze durante la Pasqua, né per le colline toscane poco pronunciate dai vari toni di verde (lo so: sono particolarmente poco dotata nel descrivere la bellezza del paesaggio). Non è nemmeno, o forse sì, per l’istrice e il cinghiale che abbiamo visto sulla strada per tornare a casa una sera. È piuttosto per il senso di appartenenza percepito in un tempo così breve: per aver dipinto uova di Pasqua da mangiare la domenica della Resurrezione insieme all’agnello e per la spettacolare finocchiona, un salame con il finocchio sempre presente nella festa pasquale. È per aver aiutato Nilmini nella preparazione di alcune ricette che adesso sono in grado di fare – come la zuppa di pane del giorno precedente chiamata acquacotta, per non aggiungere altro – e  per la coperta di patchwork fatta a mano nella quale mi rannicchiavo a leggere nella mia piccola camera da signorina. E anche ovviamente per i pranzi e le cene con i miei compagni educatissimi e intelligenti: Goce, Patrick e Javier, e le conversazioni che ne seguivano davanti al fuoco, bruciando bucce d’arancia e vecchie copie del TLS e della New York Review of Books, un atto catartico come pochi.

 

Rileggendo questo paragrafo trovo, senza grandi sorprese, che tutto quello che mi fa sentire veramente fortunata, riguardo al mio soggiorno a Santa Maddalena, è di carattere piuttosto domestico. Infatti, uno dei più grandi piaceri dei miei giorni trascorsi lì è stato potermi sentire a mio agio nel percorrere la casa della nostra mecenate, Beatrice Monti. Ho imparato dove si trovassero i piattini per i dolci, le tazze e la zuppiera della casa aprendo gli armadietti della cucina e della sala di pranzo, sotto lo sguardo di approvazione di Beatrice, che non mostrava inquietudine quando vedeva una semi-sconosciuta frugare fra i suoi oggetti personali, anzi era soddisfatta per i miei progressi. Perché Santa Maddalena è anche questo: sapere come trovare i biscotti per la merenda, utilizzare con disinvoltura le caffettiere Bialetti, pittoresche per gli scrittori angloamericani e così familiari per gli spagnoli quando si vuole il caffè la mattina.

Ancora altre gioie domestiche: una televisione culona degli anni Novanta. Niente a che vedere con gli schermi giganti al plasma dei nuovi ricchi. Una televisione modesta, ideale per guardare le notizie sulla RAI prima di cena: un modello adeguato per vedere se l’Italia, una volta per tutte, fosse stata in grado di formare un governo dopo le elezioni del 2013. Una televisione per vedere Roberto Benigni recitare e commentare la Divina Commedia in uno spettacolo all’aperto tenutosi a Firenze, con migliaia di persone riunite ad ascoltarlo con tanta devozione come se stesse recitando versi buffi e burleschi.

Ma, non doveva essere una residenza per scrittori? Ovviamente, oltre a tutte queste cose domestiche, a Santa Maddalena ho compiuto un Triathlon di scrittura. Nel mio immenso Studio, sotto lo sguardo di Grisha von Rezzori chi mi sorrideva ironico dal suo ritratto, come dicendo «Ti sto guardando: basta rispondere alle e-mails, mettiti a finire quel romanzo», io stessa mi sorprendevo di come potessi essere disciplinata.

Santa Maddalena non mi ha provocato forti emozioni, e questo è stato un sollievo per me. Non sarò mai abbastanza riconoscente per il brutto tempo – il freddo e la pioggia – che hanno contribuito ad aumentare la mia concentrazione e il mio appetito. La gioia quotidiana di non aver problemi alimentari e potere così provare le saporitissime ricette di Nilmini, insieme al piacere di condividere la quotidianità con gli altri ospiti – Naila, Andrea, Will Fiennes… – e con il branco amichevole dei cani che si buttavano sopra i sofà del salotto, sono stati le emozioni che hanno fatto diventare quelle sei settimane la mia idea di paradiso, piuttosto edonista che dantesco.